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Cosa fare se l’ex non vuole concedere la separazione

Cosa fare se l’ex non vuole concedere la separazione

Il matrimonio è finito ed è arrivato il momento triste della separazione. Ma cosa succede se l’ex non vuole concedere la separazione ?

Per separarsi esistono due possibilità, separazione giudiziale o consensuale.

Separazione giudiziale

E’ la strada più tortuosa e costosa per dirsi addio.

Si ricorre alla separazione giudiziale:

  • quando i coniugi non hanno raggiunto un accordo, neppure con l’aiuto dei propri avvocati per cui si chiede che sia un Giudice a decidere ;
  • in caso di “crisi della coppia” quando uno dei coniugi ha commesso violazione dei doveri matrimoniali (fedeltà, coabitazione, assistenza morale e materiale, collaborazione nell’interesse della famiglia) e chiedere la separazione con l’addebito;
  • nel verificarsi di contrasti forti e insuperabili sull’affidamento dei figli minori o sul loro luogo di vita (la cosiddetta “collocazione”) o sui tempi di permanenza con l’uno o l’altro coniuge, o sul loro mantenimento;
  • in caso in cui i contrasti riguardano l’assegnazione della casa coniugale o il mantenimento per uno dei coniugi;

La separazione giudiziale è pertanto un procedimento giudiziale attraverso il quale, uno dei due coniugi chiede al Presidente del Tribunale del luogo dove c’è stata l’ultima residenza comune ai coniugi, di definire le modalità della separazione.

L’articolo 151 comma 1 del Codice Civile afferma che

La separazione può essere chiesta quando si verificano, anche indipendentemente dalla volontà di uno o di entrambi i coniugi, fatti tali da rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza o da recare grave pregiudizio all’educazione della prole”. Dal citato articolo si rende chiara l’idea che se l’ex non vuole concedere la separazione si può procedere ugualmente indipendentemente che a volerlo sia un solo o entrambi i coniugi. Una volta ottenuta la separazione vengono meno tutte le obbligazioni relative alla vita coniugale come l’obbligo di convivenza, l’obbligo di assistenza reciproca e anche l’obbligo di fedeltà.

A favore del coniuge più debole può essere previsto l’assegno di mantenimento. Nel caso che la separazione giudiziale sia con figli minorenni o economicamente non autonomi l’articolo 337-ter dispone che “Il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno dei genitori, di ricevere cura, educazione, istruzione e assistenza morale da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale.”

Con la separazione giudiziale, il Giudice deve decidere anche in merito all’affidamento dei figli e l’assegnazione della casa coniugale.

I tempi per la separazione giudiziale sono più lunghi di quelli della separazione consensuale, generalmente serve più di un anno. La documentazione da produrre ed allegare al ricorso di separazione giudiziale è la seguente:

  • estratto di matrimonio
  • stato di famiglia dei due coniugi
  • certificato di residenza
  • copia delle ultime tre dichiarazione dei redditi

I costi per la separazione giudiziale non sono solo quelli relativi alla parcella dell’avvocato ma il coniuge al quale è attribuito l’addebito della separazione può essere condannato a pagare all’altro le spese legali, ossia quelle spese legali minime che il Giudice liquiderà in sentenza sulla base dei parametri predisposti dal Ministero della Giustizia e che, per una causa di separazione, variano da un minimo di 3.000/4.000 euro circa fino ad importi anche molto più alti che superano i 10.000 euro circa.

Ma la condanna alle spese legali può anche non dipendere dall’addebito ma semplicemente dal fatto che le domande proposte vengono rigettate dal Giudice.

Nel caso in cui il Giudice rigetta tutte o alcune delle domande proposte da entrambe le parti, cosiddetta “ soccombenza reciproca” il tribunale compensa le spese della causa di separazione.

Per cui è molto meglio evitare la condanna alle spese che insistere su richieste che difficilmente possono essere accolte solo per non dare soddisfazione all’altra parte.

A tali costi si aggiunge la parcella dell’ avvocato, cioè le competenze che spettano al legale per l’assistenza prestata ed il cui ammontare dipende da vari fattori e non lo si può indicare ad occhi chiusi.

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Da ultimo occorre tener conto della spesa cosiddetta “viva” che è il cosiddetto contributo unificato, il cui ammontare è pari ad € 98,00 e che si paga all’inizio e va allo Stato. Tale spesa viva rappresenta praticamente ciò che va pagato per i servizi delle cancellerie.

Separazione consensuale

La separazione consensuale si basa su un accordo tra i due coniugi, mirato a regolare le condizioni di separazione tra le quali l’affidamento dei figli, l’assegno di mantenimento e l’assegnazione della casa coniugale. Ha l’indiscusso vantaggio di una maggiore celerità, legata sopratutto alla minor litigiosità dei due coniugi.

Cosa fare per separarsi consensualmente

La procedura per la separazione consensuale inizia con il deposito del ricorso presso la Cancelleria del Tribunale del luogo dell’ultima residenza dei coniugi.

Nel ricorso devono essere inserite le condizioni e i termini dell’accordo raggiunto, tenendo conto dei figli minorenni e di quelli che , pur avendo raggiunto la maggiore età, non sono ancora economicamente autonomi. Anche l’assegnazione della casa deve tenere in considerazione il bene dei figli.

I documenti da allegare per il ricorso di separazione consensuale sono gli stessi che si producono per la separazione giudiziale ovvero:

  • estratto di matrimonio
  • stato di famiglia dei due coniugi
  • certificato di residenza
  • copia delle ultime tre dichiarazione dei redditi.

Il Presidente del Tribunale fisserà un’udienza cosiddetta “udienza presidenziale” nella quale il Giudice tenterà la conciliazione tra i coniugi.

Tale prassi è prevista dall’articolo 708 del codice di procedura civile.

Nel caso riesca la conciliazione, il Presidente del Tribunale farà un apposito verbale e la procedura di separazione avrà termine. Dove invece la conciliazione non ha successo, il Presidente del Tribunale procede con l’emissione del decreto di omologazione delle condizioni descritte nel ricorso. In alternativa alla separazione consensuale in Tribunale, i due coniugi che hanno il desiderio di separarsi consensualmente hanno altre due alternative:

  • negoziazione assistita
  • separazione davanti al sindaco

Negoziazione assistita

La negoziazione assistita è un accordo tra le due parti raggiunto con l’assistenza dei legali nel rispetto e nella tutela di entrambi i coniugi. L’accordo deve essere in forma scritta e sottoscritto dagli avvocati che ne attestano la conformità alle norme e l’autenticità delle firme dei due coniugi. Nell’eventualità che tra i coniugi ci siano figli minori occorre sottoporre l’accordo al Pubblico Ministero e ottenuto il benestare dal P.M. bisogna trasmetterlo allo stato civile del comune.

Separazione davanti al Sindaco

Un’altra possibilità è quella di separarsi davanti al Sindaco. Questa alternativa non è consentita se ci sono figli minori, portatori di handicap, figli maggiorenni ma non autosufficienti economicamente, o se ci sono dei beni patrimoniali comuni.

Scarica qui il modulo fac- simile per la separazione consensuale

Cosa succede se l’ex non vuole concedere la separazione ?

Per potersi separare basta la volontà di un solo coniuge. Infatti l’articolo 151 del Codice Civile dice “ La separazione può essere chiesta quando si verificano, anche indipendentemente dalla volontà di uno o di entrambi i coniugi, fatti tali da rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza o da recare grave pregiudizio all’educazione della prole”.

Cosa succede se uno dei due coniugi non si presenta all’udienza?

In una separazione consensuale se uno dei due coniugi non si presenta si dovrebbe determinare l’improcedibilità della domanda.

In una separazione giudiziale nel caso non si presenti il ricorrente, ovvero colui che ha presentato la richiesta di separazione, la domanda non ha alcun effetto. Diverso il caso che a non presentarsi sia il convenuto, (colui che è stato chiamato in causa dal ricorrente). In questo caso il giudice può fissare una nuova udienza (Art. 707 del Codice Civile). Se il convenuto non si presenta nemmeno alla successiva udienza si può procedere per contumacia.

La separazione per contumacia si verifica quando uno dei due coniugi decide volontariamente di non presentarsi davanti al Giudice. Il convenuto tuttavia ha la possibilità di costituirsi tardivamente in giudizio depositando, prima dell’udienza di precisazione delle conclusioni, la propria comparsa. Il non costituirsi in giudizio può portare a conseguenze negative dal momento che il procedimento in mancanza di un contraddittorio si fonda esclusivamente sui fatti descritti dal ricorrente. Il convenuto, rimasto contumace al primo giudizio, ha sempre la possibilità di impugnare la sentenza emessa dal Tribunale.

Trasformare separazione consensuale in giudiziale

La trasformazione da separazione consensuale a giudiziale avviene in automatico quando uno dei due coniugi non si presenta all’ udienza o quando non ci sono più le condizioni per accordarsi in maniera pacifica.

Cosa non fare in caso di separazione

La cosa assolutamente da non fare è quella di mettere i figli contro l’altro genitore. La separazione dei genitori non è colpa dei figli. Non bisogna fare pesare sui figli la scelta della separazione ma la miglior cosa, per il bene dei figli, è di mantenere con l’ex partner un rapporto civile improntato sulla correttezza e rispetto reciproco.

Un altro errore che si può commettere in questa spiacevole situazione è quello di far dettare dalle emozioni le azioni che dovremmo fare. Per questo è sempre bene chiedere l’assistenza di un avvocato.

Evitare nel modo più assoluto di mostrare a tutti i costi il proprio dramma personale.

La separazione per tutti è un condensato di emozioni, per lo più tristi e negative.

Al Giudice non interessa il dramma personale di ogni persona ma interessa che tutto avvenga nel pieno rispetto delle legge e nella tutela dei figli minori.

Non bisogna cercare di fare i furbi con i soldi. Cercare di fregare l’ex coniuge nascondendo conti bancari o beni intestati appositamente a parenti o ad amici solo per nascondere la proprietà, o altri trucchi simili non è una buona cosa

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Anna Buccarella avvocato a Veglie (Le) riceve su appuntamento presso lo Studio Legale Buccarella in via Salice 46

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