violenza di genere

La violenza di genere e le sue sfaccettature

La violenza di genere e le sue sfaccettature

Il tema delle violenze di genere è un argomento “nuovo” e su cui si è iniziato a lavorare solo da alcuni decenni. Per cui la stessa definizione di violenza deve essere considerata come una definizione “in evoluzione”.

Oggi una violenza di genere riconosciuta dalla comunità internazionale come una violazione fondamentale dei diritti umani è la violenza contro le donne.

In occasione della Conferenza Mondiale sulla Violenza contro le Donne tenutasi a Vienna nel 1993, le Nazioni Unite la definiscono all’articolo 1 come “ogni atto legato alla differenza di sesso che provochi o possa provocare un danno fisico, sessuale, psicologico o una sofferenza della donna, compresa la minaccia di tali atti, la coercizione o l’arbitraria privazione della libertà sia nella vita pubblica che nella vita privata” .

Cosa vuol dire violenza di genere

La violenza di genere è la violenza diretta ad una persona sulla base della sua appartenenza, “di genere”, ossia la violenza esercitata dagli uomini contro le donne proprio perché “genere femminile”, siano esse compagne, figlie, sorelle, madri, conoscenti etc. ed in tal senso la violenza di genere si distingue da altre forme di violenza.

Nella gran parte dei casi le donne subiscono atti di violenza all’interno della famiglia ove spesso si parla di violenza domestica.

Tale forma di violenza domestica include anche atti violenti contro i bambini, gli anziani e in generale i membri di un nucleo familiare che non necessariamente avvengono sulla base del genere.

Altra forma di violenza contro le donne è la violenza sessuale.

Per cui con “violenza di genere” si indicano tutte quelle forme di violenza mosse dagli uomini contro le donne in cui elemento fondamentale della relazione violenta è l’elemento ‘genere’ inteso come l’essere donna per chi la violenza la subisce, e l’essere uomo per chi esercita la violenza.

Perché è importante distinguere la violenza di genere da altre forme di violenza

La distinzione della “violenza di genere” da altre forme di violenza è fondamentale in quanto, prima di tutto la violenza contro le donne non è solo un problema inerente alla sicurezza ed incolumità fisica e psicologica della donna ma la violenza contro le donne è anche una gravissima forma di discriminazione ed una violazione dei diritti fondamentali alla vita, alla libertà, alla alla dignità, alla sicurezza, all’integrità fisica e mentale, nonché all’uguaglianza tra i sessi.
In secondo luogo, tenere ben presente la specificità del fenomeno della violenza contro le donne rispetto ad altre forme di violenza ci permette di inserire tale fenomeno nella più ampia cornice della cultura ancora fortemente discriminatoria e sessista che governa la nostra società e le relazioni tra i suoi membri.

In larga parte la violenza contro le donne è un problema di cultura: da un lato riflette e dall’altro rafforza le profonde disuguaglianze e i diversi ruoli che la società affida alla donna e all’uomo in virtù del loro sesso alla nascita.

Per cui se si comprende questa stretta relazione, il problema della violenza contro le donne diviene un problema di tutti. Non solo perché fenomeno sociale in capo alla collettività, ma anche in quanto manifestazione di una condizione di bassezza dell’essere donna che si manifesta attraverso l’ oggettificazione del corpo, la limitazione della individualità, della visibilità e dell’autorevolezza della donna nella vita economica e politica, ma anche , soprattutto, nelle tante sfaccettature della vita familiare e delle relazioni affettive.

Svariate possono essere le violenze che la donna può subire all’interno di una famiglia o di una coppia.

Da qui è fondamentale comprendere al meglio le loro differenze e innanzitutto saperle riconoscere e denunciare come atti che non sono leciti.

Alcune forme di violenza si trovano in molte culture , come lo stupro, la violenza domestica, l’incesto; altre violenze sono specifiche di alcuni contesti : come le mutilazioni sessuali, gli omicidi a causa della dote, ecc.).

Nella maggior parte di casi, la violenza esercitata contro le donne è una combinazione di diversi tipi di violenze: si pensi alla violenza domestica combinata dalla violenza fisica, psicologica, sessuale ed economica.

In altri casi, violenze diverse possono essere connesse tra loro: si pensi alla violenza contro i figli/e, una violenza spesso accompagnata da violenza domestica contro la madre.

Rispetto a questo fenomeno, la posizione delle donne e degli uomini non è equivalente in quanto le donne figurano come vittime, gli uomini come responsabili.

La violenza può assumere forme diverse, accadere in molti contesti e relazioni.

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La violenza domestica

Una tipologia di reato in costante espansione è costituita dalla violenza domestica: ove gli episodi che avvengono entro le mura domestiche incontrano frequentemente la connivenza più o meno passiva delle stesse vittime.

Pertanto siamo in presenza di un fenomeno sommerso, del quale non è facile tracciare i contorni.

La violenza domestica è la violenza commessa tra le mura domestiche da un partner nei confronti dell’altro, ed avente ad oggetto i più vari comportamenti.
Secondo la Organizzazione Mondiale della Sanità, la violenza domestica può essere descritta come “ogni forma di violenza fisica, psicologica o sessuale e riguarda tanto soggetti che hanno, avuto o si propongono di avere una relazione intima di coppia, quanto soggetti che all’interno di un nucleo familiare più o meno allargato hanno relazioni di carattere parentale o affettivo”.
La vittima, di solito, è una donna che subisce una violenza da parte del padre o del proprio compagno, ma anche gli uomini – anche se in percentuale più bassa (10-15%) – sono vittime di tale sopruso.

La violenza domestica può essere di tipo “orizzontale”, quando viene perpetrata tra uomo e donna, o di tipo “verticale”, quando viene esercitata da adulti verso minori.

Altra distinzione è quella secondo cui la violenza domestica può essere:

– innanzitutto fisica consistente in schiaffi, spinte, strattoni, calci e altro genere di attacchi che colpiscono la vittima nel corpo;

– psicologica che può essere una forma particolarmente grave di violenza domestica. Non è raro, infatti, che si agisca sul familiare umiliandolo continuamente, minacciandolo, insultandolo e criticandolo in maniera eccessiva e intensa;

– infine, può essere ricondotta nell’ambito della violenza domestica anche la violenza sessuale, quando il partner è costretto ad avere rapporti sessuali contro la propria volontà o addirittura viene stuprato.

Violenza domestica può rappresentare un reato?

Da quanto appena detto la violenza domestica rappresenta spesso una forma di reato.

Le fattispecie delittuose che possono essere integrate con la violenza domestica spaziano dalle lesioni personali dolose, alla violenza sessuale, alla minaccia, agli atti persecutori e così via.

Non esiste una legge specifica sulla violenza domestica, ma le relative tutele sono contenute in varie norme del codice penale.

Violenza domestica e la Legge n.69/2019

Con la Legge n.69 del 2019 sono state rafforzate le tutele delle vittime dei reati di violenza domestica (oltre che di genere), intervenendo sul codice penale e sul codice di procedura penale.
Si tratta del cosiddetto Codice Rosso che, tra le altre cose, ha accelerato i procedimenti aventi ad oggetto, ad esempio, i reati di maltrattamenti in famiglia, i reati di stalking e i reati sulla violenza sessuale. Con il codice rosso si è rafforzata la misura cautelare del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla vittima; ha inasprito le pene previste per i maltrattamenti contro familiari e conviventi, gli atti persecutori, la violenza sessuale e la violenza sessuale di gruppo.

Violenza domestica Covid-19

Purtroppo, nel corso del lockdown decretato in Italia durante la primavera 2020 per far fronte all’emergenza sanitaria da Coronavirus si è verificato un notevole aumento dei casi di violenza domestica.

Rispetto alla media mensile registrata nel 2018, a marzo 2020 le donne che si sono rivolte ai centri antiviolenza sono aumentate del 74%, toccando la punta dei 2900 casi.

Per tentare di arginare il problema, la Polizia di Stato ha quindi deciso di estendere l’app YouPol, nata per segnalare ipotesi di spaccio e bullismo, anche ai casi di violenza domestica.

Cos’è la violenza assistita intrafamiliare

Per violenza assistita intrafamiliare si intende il maltrattamento psicologico di cui quotidianamente è vittima e spettatore il minore.

La violenza che si realizza in presenza del minore è esercitata su uno o più componenti della famiglia.

Nel 2005 il Coordinamento italiano dei servizi contro il maltrattamento e l’abuso all’infanzia ha definito la violenza assistita da minori come: “l’esperire da parte del/della bambino/a qualsiasi forma di maltrattamento, compiuto attraverso atti di violenza fisica, verbale, psicologica, sessuale ed economica su figure di riferimento o su altre figure affettivamente significative adulte o minori. Si include l’assistere a violenze messe in atto da minori su altri minori e/o su altri membri della famiglia e ad abbandoni e maltrattamenti ai danni di animali domestici. Il bambino può fare esperienza di tali atti direttamente quando tali atti avvengono nel suo campo percettivo; indirettamente quando ne viene a conoscenza, e/o ne percepisce gli effetti”.

I danni nei confronti delle vittime di violenza assistita sono sottovalutati e non ci si rende conto di quanto diventi problematico il processo di sviluppo per questi bambini, che non riportano segni fisici, ma ferite psicologiche.

Tra gli indicatori che possono caratterizzare i diversi casi di violenza assistita da minori possiamo trovare:

– quelli relativi alla presenza di fattori di rischio nel contesto familiare, sociale ed economico;

– quelli relativi alle aree di sviluppo, quali comportamento, problem solving, apprendimento, adattamento;

– quelli che si riferiscono alla sintomatologia del minore: nella specie depressione, aggressività, immaturità, ansia, inquietudine;

– quelli che possono essere ricondotti agli aspetti comportamentali, psicologici e sociali relativi allo stato psico-fisico del maltrattante, maltrattato e vittima di violenza assistita.

Come si riconosce la violenza assistita

In Italia solo alla fine del ventesimo secolo si è prestata attenzione a tale fenomeno, grazie soprattutto al lavoro svolto da Centri Antiviolenza e alle associazioni femminili.

Due sono stati gli eventi che hanno portato al riconoscimento e alla definizione di violenza assistita: il primo è dato dal III Congresso Nazionale del Coordinamento, che si è tenuto nel 2003 a Firenze; il secondo riguarda la stesura del “Documento sui requisiti minimi degli interventi nei casi di violenza assistita da maltrattamento sulle madri”, approvato nel 2005.

Purtroppo i dati rilevano che sempre di più sono i bambini vittime di questa forma di violenza, che, non denunciano il fenomeno restando in silenzio.

Secondo il codice penale italiano la violenza assistita è considerata un’aggravante del reato di maltrattamenti in famiglia art. 572 c.p..

In sede giudiziale, il giudice può obbligare il maltrattante a lasciare immediatamente l’abitazione familiare; in ambito civile, può disporre la decadenza della potestà e anche in questo caso l’allontanamento del genitore. Il giudice può disporre anche l’intervento dei servizi sociali, di un centro di mediazione familiare o antiviolenza.

Studio Legale Buccarella


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